Siamo in un’epoca in cui imparare è diventato facilissimo.

Possiamo seguire corsi online, ascoltare podcast, leggere libri, guardare video, partecipare a workshop. Ogni giorno abbiamo accesso a nuove idee, nuove tecniche e nuovi strumenti. E questo è un enorme privilegio.

Credo che studiare, essere curiosi e continuare a imparare sia fondamentale. Ogni nuova conoscenza ci apre possibilità, amplia il nostro punto di vista e ci offre strumenti preziosi.

Ma a un certo punto mi sono fatta una domanda.

Quante delle cose che so, le uso davvero?

Perché il rischio è quello di continuare ad aggiungere strumenti alla nostra “cassetta degli attrezzi” senza prenderne in mano nemmeno uno. Pensiamo che la risposta sia nel prossimo corso, nel prossimo libro o nella prossima tecnica, quando magari non abbiamo ancora fatto davvero esperienza di ciò che abbiamo già imparato.

Lo dico anche per esperienza personale.

Da danzatrice, performer e atleta ho imparato che conoscere un movimento non significa averlo davvero acquisito. Un elemento non diventa tuo la prima volta che qualcuno te lo spiega. Diventa tuo dopo averlo provato, ripetuto, corretto, sentito nel corpo. Ancora e ancora.

È la pratica che trasforma una tecnica in qualcosa di naturale.

Credo che lo stesso accada anche nella vita.

Possiamo sapere quanto sia importante respirare in modo consapevole e continuare, nei momenti di stress, a trattenere il respiro. Possiamo sapere che rallentare ci farebbe bene e continuare a riempire ogni momento della giornata. Possiamo conoscere decine di strumenti per stare meglio e non usarne davvero nessuno.

La conoscenza è preziosa. Ma, da sola, non basta. A un certo punto bisogna iniziare a vivere ciò che si è imparato.

Mi faccio spesso questa domanda anche io.

Quante cose so già e quante, invece, metto davvero in pratica?

Mi capita di sentire persone che mi dicono: “Vorrei meditare, ma non so come si fa.”

E ogni volta penso che forse la domanda non sia quella giusta.

Perché la meditazione non è qualcosa che qualcuno può insegnare come una formula uguale per tutti. È un’esperienza personale. Ognuno trova il proprio modo di entrare in contatto con sé.

Credo che oggi il problema non sia solo l’eccesso di informazioni. È che, piano piano, abbiamo smesso di fidarci di quello che già sappiamo.

Cerchiamo continuamente risposte all’esterno. Aspettiamo che qualcuno ci dica qual è la tecnica migliore, il metodo migliore, la strada migliore.

Nel frattempo rischiamo di perdere il contatto con una parte preziosa di noi: quella che sa già molte più cose di quanto immaginiamo.

Non significa smettere di studiare. Significa dare spazio anche a ciò che emerge quando smettiamo, per un momento, di cercare fuori.

È anche questo il cuore di HypnoInFlow©.

 

 

Creare uno spazio in cui la mente possa rallentare, fare un passo indietro e lasciare emergere ciò che è già dentro di noi. Non per aggiungere qualcosa, ma per riconoscere, attraverso il corpo e l’esperienza, risorse che spesso erano già lì e aspettavano solo di essere ascoltate.

Forse il cambiamento non nasce quando impariamo qualcosa di nuovo.

Forse nasce quando iniziamo, finalmente, a vivere davvero ciò che già conosciamo.