Cosa succede al nostro corpo quando qualcosa cambia?

A volte basta una situazione nuova, una decisione, una perdita, una responsabilità diversa e il corpo reagisce prima ancora che noi abbiamo capito cosa sta succedendo.

Il respiro cambia.
Ci irrigidiamo.
Perdiamo riferimenti.
Ci sentiamo stanchi, agitati, disorientati.

Il corpo spesso arriva prima della mente.

Ma c’è una domanda che mi interessa ancora di più:

quanto siamo allenati al cambiamento?

Me lo sono chiesta per gran parte della mia vita.

Non perché abbia sempre amato cambiare. Anzi, diciamocelo, cambiare non è sempre una passeggiata!

Ma, facendo il mio lavoro, ho dovuto imparare continuamente ad adattarmi.

A nuovi contesti, nuove persone, nuovi palcoscenici, nuove richieste. E soprattutto a me stessa.

Ogni volta che pensavo di aver trovato un equilibrio, arrivava qualcosa che mi chiedeva di rimettermi in movimento.

Ed è così che ho cominciato a capire una cosa che oggi per me è quasi una certezza:

non esiste vita senza movimento.

E quando dico movimento non parlo soltanto del corpo.

Parlo della capacità di spostarsi da un punto all’altro. Fisicamente, mentalmente, emotivamente. Di lasciare una posizione conosciuta per entrare, anche solo per un po’, in qualcosa che ancora non conosciamo.

Il mio “Trasloco Terapia”

Anni fa avevo inventato un format che chiamavo Trasloco Terapia.

Era ironico, ma l’idea dietro era molto seria: credo che il cambiamento possa essere allenato.

Non dobbiamo necessariamente aspettare che sia la vita a costringerci.

Possiamo cercare, ogni tanto, una situazione diversa. Fare qualcosa che non sappiamo fare. Cambiare una piccola abitudine. Metterci in una condizione in cui dobbiamo trovare una soluzione nuova.

Un trasloco, in fondo, è un allenamento perfetto.

Ti obbliga a decidere cosa portare con te e cosa lasciare. Ti toglie i riferimenti abituali. Ti mette davanti all’imprevisto. Ti costringe a riorganizzarti.

E per un po’ non sai nemmeno dove hai messo le cose.

Ma poi impari.

E la volta successiva sei più veloce.

Questo, per me, è allenamento.

Il corpo mi ha insegnato a cambiare

Ho passato anni a cercare di far coincidere ciò che sentivo dentro con ciò che il mio corpo riusciva a esprimere.

Durante l’accademia di danza, il mio maestro mi diceva che ero scoordinata. E sinceramente non capivo perché: arrivavo dalla ginnastica ritmica, ero abituata a conoscere il mio corpo e a lavorare sul movimento.

Con il tempo ho capito che il problema non era la capacità di muovermi.

Era che le mie emozioni non riuscivano ancora a tradursi in un linguaggio corporeo armonioso.

Dentro sentivo moltissimo, ma il mio corpo non riusciva sempre a raccontarlo nel modo in cui avrei voluto.

E proprio quella distanza, che allora vivevo come una difficoltà, mi ha costretto a cercare una strada. A conoscermi, ad ascoltarmi e a trovare un linguaggio che fosse veramente mio.

Ho imparato che il corpo comunica continuamente. E che spesso ci mostra qualcosa prima che la nostra mente sia pronta a riconoscerlo.

Per questo oggi mi interessa il movimento come esperienza, non soltanto come gesto fisico.

Perché quando ci muoviamo davvero, qualcosa si sposta anche dentro di noi.

E se il cambiamento fosse una competenza?

Non credo che dobbiamo diventare persone che non hanno paura del cambiamento.

Credo che possiamo diventare più capaci di starci dentro.

Imparare a riconoscere le nostre reazioni.
Tollerare un po’ di incertezza.
Sperimentare.
Sbagliare.
Trovare una risposta quando quella che conoscevamo non funziona più.

Sono capacità che servono nella vita, ma anche nei luoghi in cui passiamo gran parte della nostra vita: le aziende e i gruppi di lavoro.

Perché un’organizzazione può cambiare velocemente, ma se le persone non riescono ad adattarsi, comunicare, ascoltare e trovare nuove possibilità, il cambiamento rimane soltanto sulla carta.

È qui che oggi porto la mia esperienza.

Non attraverso una teoria sul cambiamento, ma attraverso ciò che ho imparato in più di vent’anni di lavoro con il corpo, il movimento, la performance e le persone.

Creo esperienze in cui si può sperimentare, percepire e allenare qualcosa di nuovo.

Perché forse non possiamo decidere tutto ciò che cambia intorno a noi.

Ma possiamo imparare a muoverci meglio dentro ciò che cambia.

E forse è proprio questo che significa, per me, allenarsi al cambiamento.